Oilwineitaly: la cultura ebraica tra libri e profumi mediterranei conquista la Puglia

La cultura ebraica tra libri e profumi mediterranei conquista la Puglia

di MARIA PIA SCALTRITO
Per secoli la Puglia è stata una grande eleuthèra agorà. Una libera piazza dove si parlavano molte lingue, dove si incrociavano diverse tradizioni. Un’isola cosmopolita dove si scambiavano merci libri cibo musiche. E dove le genti ebraiche erano di casa visto che i primi gruppi di famiglie ebraiche sono giunti in Puglia ben prima che vi giungessero i cristiani. Né quelli furono solo le migliaia dei prigionieri deportati dalle legioni romane di Tito. Infatti, anche le famiglie di stirpe principesca e sacerdotale di Gerusalemme furono costrette poi a migrare per far fiorire in Puglia e Lucania le loro discendenze (tanto che discendere da tali famiglie pugliesi è stato per secoli un vanto per i giudei italiani!).
E da domani 25 agosto per sette giorni dall’ampia Capitanata al Salento si ritorna ad ospitare, da tutta Italia a da Gerusalemme, chi per sedici secoli era già a casa, prima di esserne scacciato dalla Prammatica definitiva di espulsione del 1541. Preceduta dalle due del 1510, dalle propagande reiterate e ossessive di certi frati predicatori, dalle ragioni di uno Stato, il Vicereame spagnolo Napoli- Madrid, in odore di fumi da Inquisizione. Per sette giorni in Puglia, da Trani città-faro fino a Sogliano Cavour che riscopre il suo quartiere giudecca, si potranno incontrare scrittori storici artisti studiosi ebrei che «dialogano», come a Trani ben si sa fare da anni, con i loro pari non ebrei, con ragazzi studenti curiosi, nelle pubbliche piazze nei palazzi nei castelli o nella novella Yeshivah (accademia) tranese. E finalmente la Puglia si riprenderà un po’ di quella cultura versata per secoli sull’Italia e l’E uropa.
Si potranno dunque ascoltare le lezioni di alcuni tra i più autorevoli rabbini italiani viventi, per l’occasione giunti tutti a bottega a Trani: Rav Scialom Bahbout, Rav Riccardo Di Segni, Rav Roberto Della Rocca, Rav Ishai Hochman, Maskil Gadi Piperno, Rav Pierpaolo Punturello, Maskil Vittorio Bendaud ed anche Rav Giuseppe Laras, amico del cardinal Martini, che porteranno lo sposo (il popolo) ad incontrare la sposa (la Tora h ), prendendo sottobraccio Mosè Maimonide, detto Rambam, le pagine del Talmud di Babilonia che proprio in Puglia è sbarcato per la prima volta alla fine del secolo VIII e l’agire pratico, con un corso interessantissimo di sorveglianti per la kasherut .
Si potranno scoprire le vicende degli ebrei europei del Novecento attraverso le pagine dell’ultimo libro di Anna Foa (Diaspora , Laterza 2011). O quelle degli ebrei del Salento dei secoli IX-XVI nell’ultima fatica curata da Fabrizio Lelli (Gli ebrei nel Salento, Congedo 2013), una storia che ci appartiene tutta con quelle tracce lasciate negli inni nei manoscritti negli affreschi distesi sulle pareti delle fascinose chiesette salentine. Magari osservati con moderne lanterne a olio per vederli nei loro colori originari! Oppure scoprire a cosa servono gli ultimi Diciotto passi (Rusconi editore 2012) di Inge scritti da Paola Fargion ed anche attraversare le rabbie di Glauco, con addosso una famiglia e una sentenza di sfratto, e i suoi luoghi oscuri raccontati da Marco Di Porto (Nessuna notte è infinita, Lantana 2012), che mostra i buchi neri di una rete sociale oggi scoppiata.
E poi affacciarsi nella poesia di Suzana Glavas (Sono donna che non c’è, Aracne 2013) e sollevarsi come la Madre Terra davanti a parole che non sanno più esprimere un pudore verginale. Percorrere i sentieri storici intorno a Federico II, la sua politica verso le attività creditizie degli ebrei nei saggi di Benedetto Ligorio (Federico II. Ebrei, castelli e ordini monastici in Puglia nella prima metà del XII secolo, Artebaria 2011). Ascoltare le lezioni di Stéphane Mosès, tenute a Parigi dalla cattedra già appartenuta ad Étienne Gilson, tradotte e curate da Ottavio di Grazia (Luciano Editore 2012) o le lettere della storica della chimica Hélène Metzger (Barbieri Selvaggi 2009) tradotte e introdotte da Mario Castellana: una vertigine del pensiero e della letteratura della ragione. Solo studio libri film e concerti? Macché! Forse non tutti sanno che l’ebraismo è un mondo sensuale, ammatassato di odori di suoni di tatto.
E così i giorni scorreranno, con aperitivi letterari e viaggi tra le pietre antiche di Puglia, fin verso il tramonto del venerdì sera, l’apice della festa: e chiunque si preparerà per far entrare Shabbat . Una sottile invisibile corrente attraverserà la pelle anche di chi non è ebreo. Nella Piazzetta di Scolanova si chiuderà il confine con un cordone, delle sedie: occorre farlo se si sta in un luogo aperto ma basta anche una cordicella per segnare lo spazio. Dentro il confine ci sarà Lui: Shabbat . Una donna, come in ogni casa ebraica, accenderà due luci 18 minuti prima che Egli entri. L’uomo si preparerà con la lettura speciale del salmo 92. Saranno stati già invitati gli amici e scelti gli abiti più belli. Il cibo della cena sarà ricco, ben preparato nei piatti della festa. Si verserà vino kasher e salirà l’aroma di carne grigliata kasher, lì per l’occa – sione nel ristorante prescelto. E il corpo pure si sazierà delle carezze dell’amato: l’intimità fisica emotiva e spirituale è desiderata ancor più durante la festa. Scorreranno le ore tra queste delizie riservate e le preghiere rituali. Poi, verso il tramonto del sabato, quando ad occhio nudo si conteranno tre stelle nel cielo color indaco, Shabbat si chiuderà. Tutte le luci della Sinagoga e della piazzetta si spegneranno, salvo quella di una candela che segnerà la piccola luce che Shabbat ha portato per un giorno. Ciascuno potrà guardare quel colore di perla che avvolge le proprie unghie al lume della candela di havdalah: la prima luce che apre lo spazio dei sei giorni che non sono sacri come Shabbat . Poi anch’essa verrà tuffata nel vino e spenta.
Si prenderanno rami di rosmarino e saranno strofinati sulla pelle delle mani sul viso: occorre sentire nelle narici sul corpo il profumo di Shabbat che si allontana, lasciando dietro di sé quell’odore intenso del rosmarino che penetra nella testa e l’anima lo insegue e lo desidera come un boccone proustiano che mai si scorderà. Egli tornerà al nuovo tramonto del venerdì, ma anche ogni volta che durante gli altri giorni faremo le stesse cose: i fiori nel giardino dell’anima, l’intimità con l’amato, l’ospite amico, il cibo sacralizzato, il mistero di una fiamma di candela. E dopo la festa potrà continuare. Il confine della Piazzetta di Scolanova si riaprirà. Le luci delle quattro sinagoghe di Trani risplenderanno e le danze ebraiche potranno esplodere nella notte costellata: e allora «presto presto, su la coppa, cogliamo quell’attimo almeno che passa in felicità». E nel mistero dell’indicibile anche quel profumo di rosmarino.

SALENTO-OLIO-FRUTTA

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