Oilwineitaly: I love Salento, da Londra al Salento in cerca della sua anima

di Francesco Greco. LECCE – I love Salento: da Londra in Puglia, dove il melting-pot è un archetipo. Incrocio e fusione di popoli, culture, affabulazioni, epopee, miti, straniante bellezza dove lo sguardo si posa. In cerca della sua anima profonda, sfuggente, le radici del passato, la memoria stratificata, i riti immutati nel tempo, le infinite contaminazioni che s’irradiano sull’antica terra dei Messapi, elfi e briganti, “cafoni” e formiche: un fiore dai mille petali.
Il giornalista inglese Patrick Darryson, world tourism directory, sulla rivista “Rural Tourism International” (sedi a Londra e Monaco di Baviera), mette in rete fascinosi percorsi del turismo rurale planetario (Olanda, Grecia, Spagna, ecc.) che parte dalle bellezze naturali per addentrarsi sulle tracce del passato, gli antichi percorsi, la cucina, le colture, l’architettura, i personaggi storici, miti e riti, ecc.
Londra è una capitale del mondo dove i trend nascono sin dal tempo di Oscar Wilde e s’irradiano al pianeta. Da anni va il business degli orti fuori città (a New York sulle terrazze dei palazzi, in Svezia le fattorie verticali e le città per maiali). Si affittano e si coltiva il cibo per la propria mensa, il resto sul mercato. Moda al top: orti non se ne trovano più. Questa tendenza, che identifica un ritorno al passato, quasi all’autarchia dei tempi di guerra, ne ha innestata un’altra: lo dice Jojo Tulloh in “The Modern Peasent”. Le famiglie riscoprono il piacere del pane fatto in casa, le confetture di frutta, le salse, ma anche i lavori artigianali sono trendy.
Un’idea della vita “nature”, prodotti a km zero, opposta alle sofisticazioni alimentari, i veleni nella terra, le resse ai centri commerciali, ecc. Che si trasfigura in un modello esistenziale alternativo a quelli del XXI secolo. Dopo una sosta in Valle d’Itria per un reportage, con la moglie, la ph Elizabeth Keiler che collabora a prestigiose agenzie mondiali, cercava una dimensione del turismo alternativa, più istintiva, umana, per avvicinarsi all’anima profonda di una terra antica colma di bellezza e tesori, ricca di essenze, aromi, armonie.
Sul sito http://www.pugliaholidays.it ha contattato il manager Pierluigi Damiani, che lo ha invitato a Finisterre per mostragli le facce del Salento arcaico, nascosto, contadino, autarchico, dove il tempo pare fermo in una dimensione sospesa, e tutto attinge alla memoria, le radici: dal sapore ritrovato delle interiora di agnello cotte alla brace, i “gnommareddhi” (copyright della Polis pagana), i “pezzetti” di carne di cavallo, le “pìttele” (frittelle cotte nell’olio d’oliva), ai “cummarazzi”, cetrioli indigeni coltivati dagli antenati sin dai tempi dei Messapi, che gli inglesi hanno gustato ospitati in una pajara (trullo a tolos, in altre zone del Salento caseddhri, lamie, liame) dalla famiglia Cosi, nei campi fra Morciano e Torre Vado.
4 giorni molto intensi: Damiani ha fatto da “cicerone” inventando un percorso che ha messo in rilievo il Salento del passato (la mitica “Centopietre”, la grotta “Cipuliane”, ecc.), dell’identità, la memoria, le radici, i sapori, gli odori, le essenze. Dopo la campagna dei Cosi, che a inizio estate emana una possente energia vitale e sorprende con i colori dei frutti che maturano (le dolcissime “culummare”, i fioroni), oltre a pomodori, peperoni, melanzane dell’orto cucinati alla maniera antica dalla signora Cosi col sottofondo delle cicale, i due inglesi dallo Jonio sono passati all’Adriatico, la terra sospesa fra Oriente e Occidente nel morbido abbraccio degli ulivi secolari.
Altri due giorni in una pajara alla “Vardiola” (Marina  di Corsano), ripide scogliere a strapiombo su un mare di cristallo da cui si vede nascere il sole, impregnata dall’odore del timo, la salvia, il rosmarino portati dal grecale unto di sale. Nei giorni d’inverno appare magicamente la costa albanese al confine con la Grecia (Saranda) e a sud l’isola di Fanos e Corfù. Il loro sguardo incontra l’antica rotta delle navi che in passato portavano olio, vino, grano, ecc. in un intenso interscambio.
“Gli inglesi – osserva il manager – si sono innamorati del luogo: la sera adoravano la frescura, guardavano le costellazioni e ascoltavano il rumore del mare in compagnia di una bottiglia di Negroamaro”. Al porticciolo di Novaglie, dai pescatori che pulivano e rammendavano le reti un regalo inatteso: una stella marina e una conchiglia rimaste impigliate. Incantati dal senso dell’ospitalità delle genti del “Capo”, come dai centri storici di Gagliano, Alessano e Specchia e dall’incantevole location di “Pozzo Pasulo” (Patù). “Avete gioielli che dovete far conoscere”, esclamavano i reporter. Curiosi, facevano domande su usanze, costumi, dialetti, personaggi, fatti storici, piante selvatiche, cibi, fiori, a cosa servivano le pajare e la tecnica di costruzione.
Must: una visita alla grotta delle “Cipuliane” (Porto Vecchio, Novaglie), a respirare la preistoria. I reperti in selci emersi negli scavi sono nei musei di Lecce e Firenze. E la sosta pregna dei sapori antichi in una trattoria tipica di Lucugnano e un’altra fra Patù e San Gregorio. Sorpresi dalle tipicità sopravvissute: la delizia della “scapece” (pesciolini marinati con aceto e zafferano), l’olio extravergine di Presicce (nell’Ottocento questo lampante illuminava le vie di New York), i “panari” di canne e “vinchi” di Acquarica, i cesti dei maestri di Morciano, ecc.
I reporter sono così diventati “testimonial” del Salento: torneranno in un tour con esperti di turismo rurale. Hanno svelato ai nostri occhi ciò che si sospettava: il turismo nel Salento è all’anno zero, impantanato fra sole e mare. Ignora, sottovaluta le potenzialità inespresse di chi vuole immergersi nel passato. Lo aveva scoperto anni fa “Le Quotidièn de Tourism” con  un’inchiesta: il Salento scarseggia di strutture ricettive: ne potrebbe avere molte di più per la morfologia territoriale. E’ vero anche per quello termale: le richieste per Santa Cesarea sono di gran lunga superiori all’offerta. Ciò provoca anche una questione di fidelizzazione: molto bassa.
E dire che potrebbe “coprire” la bassa stagione, dall’autunno alla primavera: mettere in rete masserie, trattorie tipiche, modulare percorsi fra pajare e muretti a secco. I turisti sono interessati alla raccolta delle ulive, la coltivazione delle patate, del grano e i cereali, i pomodori, le verdure, ecc. “Col progetto Turismo Rurale Salento – spiega Damiani – vogliamo valorizzare le testimonianze del passato, la vita, i valori, le tradizioni ampliando l’offerta del territorio. Cerchiamo collaborazione ma c’è una resistenza culturale degli imprenditori”. Uno scarto nel futuro che tocca, oltre a loro, alle istituzioni, in sinergia: ne saranno capaci?

Puglia-Terra-Trullo

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